1939-2014 = 75 anni sempre Ambrogi

È difficile affermare se settantacinque anni siano pochi o molti per un uomo, lo stesso si può dire per la vita di un’azienda. La valutazione del tempo è soggettiva.

Dal lontano 1939 a oggi di acqua sotto i ponti dell’Olona, come si è soliti dire qui a Milano, ne è passata parecchia.

In quell’anno Primo Ambrogi subentrò come titolare nella ditta di fumisteria condotta già da decenni da Carlo Bossi, precedente proprietario. Era una piccola officina sita in via Festa del Perdono, già via Ospedale, proprio di fronte all’università Statale, nel centro  storico della vecchia Milano. In un cortile coperto, cui si accedeva da una luce sulla strada, si susseguivano botteghe e officine artigiane. Il telefono aveva allora un numero di poche cifre, 83322 per l’esattezza: era uno dei primi apparecchi funzionanti nel quartiere e a quei tempi dava prestigio alla ditta.

Primo Ambrogi costruì subito e con successo il primo forno a legna per la cottura delle pizze ma certo non pensava che quel nuovo lavoro sarebbe stato il futuro, suo e della sua famiglia.

Sono trascorsi da allora settantacinque anni, anni di tanto lavoro e di poche pretese, anni dove la volontà di accontentare nel modo migliore i nostri clienti non è stata solo una necessità ma anche un motivo d’orgoglio, perché lo sguardo soddisfatto dei nostri committenti a lavoro ultimato era, ed è ancor oggi, più che gratificante. 

I momenti belli, quelli brutti, i grattacapi a non finire, ci hanno dato giorno dopo giorno lo stimolo per un impegno sempre maggiore , rivelandosi anche e “grazie al cielo” la base di una continua crescita dell’azienda.

Da Primo a Franco e Pieremilio, e poi anche con Luciano e Giada, l’impronta personale ha caratterizzato la produzione della ditta Ambrogi. Ci chiedono spesso come costruiamo un forno, come introduciamo novità tecnologiche e materiali nuovi. Nel nostro mestiere vi è un’importante componente legata all’esperienza e alle doti personali, così io sono solito rispondere semplicemente citando il detto “chi va con il mugnaio s’infarina”, perché è facendo da settantacinque anni questo mestiere, con passione e serietà, che riusciamo ogni volta a rinnovarci rimanendo nella tradizione.

Sensibili alle necessità della clientela, soprattutto in questi ultimi anni ci siamo impegnati a proporre prodotti sempre più aggiornati e tecnicamente avanzati; siamo stati premiati con la “pubblicità silenziosa” del passaparola di tutti coloro che sono rimasti soddisfatti del nostro lavoro.

Ripercorrendo i decenni tra le memorie mi chiedo se quanto abbiamo realizzato era proprio quello che veramente intendevamo fare, e addirittura se sia un bene o un male avere tanti ricordi: non so rispondere.

Sono passati tre quarti di secolo, vorremmo ne passassero altrettanti, naturalmente.

Franco Ambrogi

“ La pizza all’antica………qui a Milano”

Insci’ l’era, inscì me la regordi….. se me sbagli nò….. !

 

Erano i primissimi anni del dopoguerra, gli anni in cui giravo per le vie del centro di Milano, dove avevamo la nostra ditta,  dapprima portato da mio padre sulla canna della bicicletta e poi, poco più grande, lo affiancavo con la mia biciclettina e vedevo i pochissimi locali adibiti a pizzeria in cui avevamo appena  installato i  nostri primi forni per le pizze.

Mi ricordo che nella centralissima  via Agnello, oltre alla pizzeria “Santa Lucia” (già esistente da qualche anno e sede del primo forno a legna fatto da mio padre Primo Ambrogi) avevamo da poco costruito il forno per la famosissima pizzeria “ di Gennaro”, per il bar” Agnello” e poi in seguito per la pizzeria “da Peppino”. La via Agnello in quegli anni era soprannominata “ la via delle pizze” proprio per il numero di locali esistenti.

Entrando dal retro, nella zona laboratorio di queste pizzerie era tipico sentire quell’odore , forse un po’ acre, di pasta lievitata.
Cominciavo così ad osservare ed ad ascoltare i discorsi tra i ” grandi “ su come veniva fatta la pizza.

La lievitazione si otteneva dalla pasta madre, le impastatrici erano delle bellissime cassette di legno (madie), dove le forcelle dell’impastatrice erano le possenti braccia del pizzaiolo.

I “pelati” erano pomodori scottati poi sbucciati e frantumati a mano. Continua a leggere